basta poco per raccontare, basta una linea Saul Steinberg

 

Chi è Saul Steinberg? Beh domanda non poco semplice direi, tutt’oggi non è ancora chiaro  quale sia la giusta collocazione di Steinbrg nel mondo dell’arte. Era un disegnatore? Uno scrittore d’immagini? Un’artista? Steinberg sa di essere ambiguo, non appartiene propriamente ne al mondo dei fumetti, ne a quello dell’arte, per questo motivo  non si sa dove piazzarlo. Tutta via la collocazione dei suoi disegni nei musei conferisce ai suoi lavori il titolo di opera d’arte. Lo stesso Duchamp mettendo una ruota di bicicletta in un museo aveva conferito a quel’ oggetto il titolo di opera d’arte. Per chiarire meglio chi era Steinberg direi di riassumervi la sua vita in alcuni punti:

  • Steinberg nasce nel 1914 in Romania vicino Bucarest, il padre è tipografo e rilegatore
  • riceve studi classici
  • nel 1933 va a Milano e si iscrive al Politecnico, indirizzo architettura
  • quando è studente inizia a pubblicare delle vignette sul “Bertoldo” rivista milanese
  • 1940 si laurea
  • a causa delle persecuzioni razziali (1938) è costretto a lasciare l’Italia, in quanto lui era ebreo. Rimarrà legato all’Italia, in particolar modo a Milano come attestano le numerose tavole sulla Galleria Vittorio Emanuele.
  • lascia l’Italia per l’America dove troverà lavoro per l’importante rivista New Yorker di cui sarà l’inviato speciale al processo di Norimberga. Egli viene chiamato come disegnatore ufficiale in quanto non erano ammessi fotografi.
  • durante la seconda guerra mondiale fu arruolato in marina. L’incarico di Steinberg in marina doveva essere un’osservatore metereologico, ma la sua vera missione era quella di intermediario con la CIna , grazie alla sua grande abilità di comiunicare per immagini.
  • compie numerosi viaggi
  • 1961 torna in Italia, in quanto una famiglia milanese gli commissionò un grande dipinto da eseguire sulle pareti dell’ingresso della loro casa (palazzina Mayer). La tecnica usata era quella del graffio, l’intonaco fresco veniva inciso e poi riempito di nero, così l’opera appariva un grande disegno a penna su muro
  • muore a New Yorker 1999
  • scrittore d’immagini unico nel suo genere
  • tratto fino da calligrafo
  • formula giochi illusionistici e enigmatici
  • paragonato a James Joyce per la molteplicità stilistica della comunicazione adottata, ma non solo, un’altro aspetto che li accomuna e la criticità che hanno avuto verso la società
  • invita il fruitore alla ricerca di ogni possibile significato, paragonabile a Duchamp in questo.- “l’opera d’arte la fa chi la guarda”-
  • l’arte di Steinberg mira all’intelletto
  • racconta ma non racconta tutto
  • elemento che lo identifica la linea. Linea minimalista, bidimensionale  con cui racconta una storia

Dopo avervi dato una breve carrellata di dati e date si capisce ben presto che per Staimberg il disegno si era un piacere ma anche un’utilizzo per fini pratici:

  • deve scappare dall’Italia a causa delle persecuzioni razziali, realizza un passaporto falso 
  • è arruolato in marina dove ha la missione di intermediario con la Cina e il disegno era il modo migliore per comunicare
  • al processo di Norimberga è chiamato come disegnatore ufficiale

Libri pubblicati:

  • All in line 1945
  • Art of Living 1949
  • The Passaport 1955
  • The labyrint 1960
  • The new world 1965
  • Le masque, in collaborazione con la fotografa Ing Morat
  • The Inspector 1973

Il viaggio per Steinberg:

Durante i suo numerosi viaggi Steinberg non disegnava, ma cercava sempre di capire meglio se stesso. Gli piaceva arrivare in un nuovo posto per la sensazione che quel posto gli dava, un po come fa un bambino davanti a una cosa che vede per la prima volta, in questo si potrebbe paragonare alla poetica del fanciullino di Pascoli.

“I personaggi di Steinberg assomigliano tutti a qualcuno che conosco”, affermazione più che vera in quanto Steinberg quando doveva disegnare un personaggio ad esempio una donna, non prendeva mai spunto da una donna vera ben si faceva trasparire quello che la donna mostrava di se al mondo, la maschera che ella mostrava alla società.

Il tema della maschera

SAUL-STEINBERGMaschera, non intesa in senso pirandelliano ma ben si come metodo di camuffamento, di protezione e di veridicità. Per Steinberg la maschera è un qualcosa che lo protegge, con la maschera dice: ” posso dire di tutto”.  Lo stesso Oscar Wilde diceva: ” L’uomo non è mai se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità”. Maschera non come fuga ma come emblema di ipocrisia e forse strumento di salvezza. Per Steinberg tutti noi portiamo una maschera, il nostro viso è una finzione, mostriamo agli altri quello che gli altri vogliono che noi gli mostriamo, la verità della maschera è che questa si confessa tale, quindi più vera, immobile nel tempo e nello spazio.                 Steinberg quando doveva posare per una fotografia indossava sempre una maschera, perchè lo calmava, lo camuffava e lo rendeva vero agli occhi dell’altro. Due tipi di maschere utilizzava una maschera a versione integrale “diremmo noi” (non erano altro che sacchetti del pane con disegnati sopra occhi naso e bocca) e un altro tipo forse un po più complessa, la maschera da naso.

Teoria sul naso

morath-inge-1923-2002-austria-saul-steinberg-1282718Nelle maschere da naso Steinberg utilizzava come elemento veritiero il naso in quanto non politico come occhi e bocca. Il naso non ha espressione, non cambia, è la parte più originale di noi, la più primitiva, è quella a cui riservare maggiore attenzione. Noi si sa se Steinberg fosse a conoscenza delle teoria evoluzionistica in cui si afferma che il naso è la prima parte da cui il feto si sviluppa, e che il naso è direttamente collegato con il cervello. Infatti se ci pensiamo un immagine deve venire tradotta dal cervello mentre un odore ci fa reagire istintivamente.

 

Oggetti della ricerca e temi trattati

  • La linea- come elemento fondamentale nell’arte di Steinberg
  • L’artificio- più una cosa è falsa meglio è, perchè la contraffazione è il prodotto dell’immaginazione. I documenti, gli oggetti, i personaggi  falsi che realizzava non avevano lo scopo di ingannare le persone, ma di ingannare l’occhio, lo scopo era di realizzare ad esempio un passaporto, vero dal punto di vista figurativo.
  • Stile- lo stile che identifica, stile di cui le persone si impossessano. Quello che colpisce di Steinberg è la rara capacità di raccogliere varie impressioni e con un solo segno, comporle in un unico disegno, in un unico stile, in alcuni caso in una sola linea.
  • Balloons- Steinberg li trasforma in oggetti che acquistano una tridimensione, in cui non vengono scritti i dialoghi ma i concetti che vogliono e vengono discussi e trattati vengono enunciati tramite il disegno del balloons stesso. Il balloons è una forma di pensiero che producono altri pensieri, stati di coscienza che ancora una volta ricorda James Joyce.
  • Tratteggio- Per Steinberg non è una tecnica semplicemente chiaroscurale ma più propriamente una tecnica per tratteggiare il carattere, per mostrare all’esterno la superficie dell’anima del soggetto disegnato. Per Saul S. la linea assomiglia al pensiero più che alle cose, per questo i suoi disegni sono dei pensieri figurati.saul steinberg

I tavoli degli anni 70

I tavoli degli anni 70 sono delle perfette riproduzioni di penne, album da disegno, pennelli, timbri, dove i tavoli più grandi addirittura vengono montati su cavalletti e diventano veri e propri tavoli. Gli oggetti, tutti o per lo più, sono rigorosamente “falsi”, vengono disposti con cura come le prove di un reato sul tavolo della polizia. Gli attrezzi del lavoro di Steinberg sono una rappresentazione ulteriore della sua persona. Potrebbero essere identificati come collage o ready- mades ma essi sono intesi come gli strumenti di una persona, quindi rappresentano Steinberg stesso. Come per le maschere di carta anche i tavoli rappresentano l’artista ed entrambi sono più veritieri perchè non cambiano. I tavoli di Saul S. possono venire paragonati ai tavoli di Spoerri anche se in quest’ultimo l’allestimento è a caso, nello specifico il pasto si è concluso, mentre in Steinberg tutto è li fermo in mobile pronto per la creazione. altro paragone che mi viene in mente è quello con le scatole d’artista di Duchamp in qui le scatole rappresentano Duchamp stesso come i tavoli rappresentano Steinberg.

I disegni di Steinberg non chiamateli vignette

disegno-steinberg ballonsI disegni che realizza Steinberg anche se molti dei quali sono per riviste tipo per il New York non sono semplici vignette, uno li osserva, ci pensa e matura un’istantanea decisione. Essa è un’arte che mira all’intelletto attraverso la stimolazione dei sensi. Lui racconta ma non racconta tutto, per questo lo si potrebbe affiancare con l’arte orientale della cosi detta pittura alla prima, il tratto è pensato molto prima di essere messo su carta, e quando viene tracciato è veloce, secco, è liberato di colpo, proprio come il segno di Saul. Quello che gli interessa, come lui affermava è la comprensione, terzo passo che secondo lo schema classico ci porta alla conoscenza, dopo la sensazione e la percezione. La percezione è quello che il mattone è per l’architettura. Steinberg è da indovinare, i suoi lavori hanno sempre l’aria di un rebus e quindi non possiamo di certo impedirci di pensare che vi sia sicuramente un senso da trovare.

La Linea

UmbrellaLa linea è l’elemento chiave nell’arte di Steinberg, linea minimalista, bidimensionale, di contorno. Contorno elemento principe che struttura il disegno e che da solo è in grado di definire una forma. Una semplice linea di contorno, è a tutti gli effetti un disegno, si potrebbe dire che essa rappresenta il disegno allo stato puro. In natura la linea di contorno non esiste, come lo stesso Leonardo aveva capito, essa è un’invenzione dell’occhio. Per citare Steinberg: -” ciò che io disegno è disegno, la mia linea vuole costantemente ricordare che è fatta d’inchiostro”.

Precursore, l’impronta digitale

Saul Steinberg già a cavallo degli anni 60 del Novecento utilizza l’impronta digitale al posto del volto, come avviene oggi per molta documentazione. L’impronta del pollice sostituisce noi, tanto vale allora sostituirla, affermava. Non solo, l’impronta sostituisce noi ma anche la nostra firma, una nostra fotografia. Una delle immagini più famose che Steinberg realizza per l’appunto è un omino che rappresenta lui stesso realizzato interamente con l’impronta  di un suo dito, perfino giacca e cravatta vengono realizzati tramite l’impronta. Un’altra famosa immagine riguardante il proprio autoritratto è quella costruita da un semplice disegno realizzato con un linea bidimensionale che rappresenta un’omino con una X sopra, questo per affermare:” questo non sono io, è solo il mio disegno”. Come detto in precedenza, la linea è lo strumento principale di Steinberg, linea come astrazione( è solo un insieme di puntini), attraverso cui, l’uomo racconta e rappresenta il mondo.

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